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Amnesty
International si oppone incondizionatamente alla pena
di morte, ritenendola una punizione crudele, inumana
e degradante ormai superata, abolita de jure (per legge)
o de facto (per prassi), da più della metà
dei paesi nel mondo. La pena di morte viola il diritto
alla vita, è irrevocabile e può essere
inflitta a innocenti. Costituisce una violazione dei
diritti umani fondamentali, non offre alcun contributo
costruttivo alla lotta contro il crimine violento ed
è priva di effetto deterrente. Il suo uso sproporzionato
contro i poveri e gli emarginati costituisce un grave
atto di discriminazione, così come il suo uso
quale minaccia o repressione nei confronti di oppositori
politici.
Nel
1977, quando Amnesty International partecipò
alla Conferenza Internazionale sulla pena di morte a
Stoccolma, i paesi abolizionisti erano appena 16. Oggi,
questo numero ha superato quello dei mantenitori. La
tendenza mondiale verso l'abolizione della pena di morte
ha conosciuto negli anni '90 una decisa accelerazione,
sostenuta dai principali organi internazionali come
la Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite.
Nel
2007, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato
un'importante risoluzione che chiede una moratoria sulle
esecuzioni e impegna il Segretario generale dell'ONU
a riferirne l'effettiva implementazione e a riportare
tale verifica alla prossima sessione dell'Assemblea.
Sebbene non vincolante, la risoluzione porta con sé
un considerevole peso morale e politico. Impegna i paesi
che l'hanno approvata a lavorare verso l'abolizione
della pena di morte nel mondo e rappresenta un valido
strumento per incoraggiare i paesi mantenitori a metterne
in discussione l'applicazione.
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